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venerdì 16 ottobre 2009

Striscia la disinformazione

Ieri, 15 ottobre 2009, Striscia la Notizia ha lanciato un nuovo attacco nei confronti di Videocracy, il film di Erik Gandini sulla nascita della televisione commerciale in Italia e, tra le varie cose, sul ruolo che ha avuto nel preparare la strada all'ascesa di Berlusconi. Il programma di Antonio Ricci ha infatti rivelato come una delle sequenze iniziali del film-documentario, dedicate ad un bislacco quiz tv del 1977 con spogliarello di casalinghe, trattassero una trasmissione mai andata in onda su una televisione di Berlusconi, ma bensì su un'altra emittente privata all'epoca indipendente. Del resto è dalla sua prima puntata di settembre che Striscia si è chiaramente mobilitata in difesa del suo padrone, con ripetuti e ipocriti attacchi mossi a Repubblica, a Gad Lerner e alla sua trasmissione L'infedele e a diversi altri critici del sistema televisivo berlusconiano, del "velinismo" e delle altre porcherie delle reti Mediaset.

Cala così, definitivamente, la maschera del subdolo Ricci, che se prima si difendeva dietro ad una presunta imparzialità, ora si dimostra inequivocabilmente come uno degli strumenti d'attacco del nemico. Tuttavia, in questa occasione una critica va mossa anche allo stesso Gandini, regista e creatore di Videocracy. Perché, se veramente si vuole informare il pubblico su quella che è stata la storia della televisione commerciale in Italia e sul ruolo che vi ha avuto Berlusconi, bisogna anche avere l'onestà di fornire informazioni precise e corrette, con un'attento controllo delle fonti; perché altrimenti si rischia col fare lo stesso gioco degli altri, e quella che dovrebbe essere controinformazione finisce col trasformarsi, a sua volta, in disinformazione.

Va anche detto, tuttavia, che il film è stato un po' troppo caricato di peso anti-berlusconiano da parte dei media che ne hanno parlato: perché l'opera di Gandini vuole essere un ritratto generale sul potere della televisione commerciale e sull'influenza che questa può avere sulla nostra vita quotidiana, sui nostri valori sociali e morali; è dunque inevitabile che il discorso vada a finire anche su Berlusconi, che è stato l'artefice dell'affermazione a livello nazionale della televisione privata. Ma il film va oltre questo, e ci delinea soprattutto alcune delle personalità che più simboleggiano il trashume che oggi trabocca dal mezzo televisivo, come Lele Mora e Fabrizio Corona.

Andando nel dettaglio, la sequenza incriminata riguarda la trasmissione "Spogliamoci insieme", trasmessa da TeleTorino, emittente privata del 1977 la cui proprietà era della famiglia Rogirò, e che solo successivamente (1980) venne acquistata da Berlusconi e fatta entrare nel circuito di TeleMilano, la futura Canale 5. Gandini probabilmente intendeva partire da un discorso più ampio sulla televisione commerciale e sulla genesi dei suoi contenuti; tuttavia, ritengo abbia commesso un grave errore affermando che "Quello che nessuno di noi immaginava, è che quella era la nascita della televisione del Presidente". Perché così lo spettatore è portato a credere che tale trasmissione andasse in onda su una televisione dello psicopelato, e si fornisce così col fornire un'informazione fuorviante e non corretta, a discapito della bontà del messaggio che si vuole comunicare. Il rischio diventa quello di fornire involontariamente un'arma al nemico, sempre pronto a sguinzagliare i suoi fedeli cani da caccia per il contrattacco. Come fatto in queste settimane, per l'appunto, proprio da Ricci e co.

D'altro canto, appaiono pretestuose ed insulse le critiche mosse da Striscia la Notizia a seguito di tale vicenda. Il fatto che quella emittente non facesse capo allo psiconano di Arcore non può certo cancellare il fatto che sia stato proprio con lui che quel tipo di prodotto televisivo è definitivamente arrivato nelle case degli italiani, dalle Alpi alla Sicilia, e che i suoi contenuti abbiano avuto una profonda influenza nello sviluppo culturale del nostro paese degli ultimi 30 anni. I contenuti che troviamo oggi nelle televisioni di Mediaset (e anche in gran parte della RAI, a questo punto) sono evidenti a tutti quanti e quindi giudicabili da ogni persona con un minimo di cervello.

Qui non si vuole negare il diritto ad un imprenditore di creare il suo network televisivo: il problema nasce quando sorgono dubbi sul come tali imprese siano state finanziate e, soprattutto, sulla questione della proprietà e dell'influenza di queste quando tale individuo inizia ad avere un ruolo pubblico e politico, sfruttando energicamente questo proprio megafono mediatico a suo esclusivo vantaggio, attaccando i suoi oppositori ed esercitando un controllo sulle scelte ideologiche delle persone sottoposte a tali mezzi di comunicazione.

Di fatti non si è mai visto il programma di Ricci documentare le farneticazioni e le balle che ogni giorno vengono sparate dal Presidente del Consiglio e, anzi, si guarda bene dal farlo. E non esita invece nello spalare merda contro chi, nella televisione d'oggi, ha ancora la libertà e il coraggio di muovere le sue critiche e le sue osservazioni sullo psicopapi e sul governo da lui presieduto. E, tornando sul prodotto realizzato da Gandini, Striscia si è ben guardata anche solo dallo specificare il fatto che il trailer sia stato rifiutato dalla RAI e, ovviamente, da Mediaset, per futili motivi quali la "mancanza di contraddittorio" o "è un attacco al governo". Pare del tutto evidente che quelli di Striscia il film non lo hanno proprio guardato; si tratta soltanto di un indegno tentativo di difesa del ruolo da essi avuto nel lanciare il fenomeno del velinismo e, allo stesso tempo, di attuare disinformazione facendo sembrare Videocracy come l'ennesimo "prodotto anti-berlusconiano" senza né capo né coda. Ma non tutti gli italiani sono ciechi, caro Ricci, e saremo in tanti a rallegrarci quando questo tuo doppiogiochismo ti si ritorcerà contro, ponendo fine alla tua subdola strategia disinformativa.

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