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martedì 24 novembre 2009

Le menzogne in diretta

Ieri al TG1 ho avuto modo di sentire delle imbarazzanti dichiarazioni da parte del guardasigilli Angelino Alfano. Più precisamente, il pupetto ha esternato le seguenti parole: "Nessuno è riuscito a rispondere alla domanda su come mai tutte le inchieste si sono concentrate su Berlusconi soltanto dal 1994 in poi, mai per fatti funzionali alla sua attività politica, ma per fatti che vanno dal 1994 a ritroso".

Insomma, come possibile vedere, Angelino "pupetto" Alfano non ha fatto altro che esternare la solita domanda che sovente i berlusconiani sono pronti a porre per sostenere la teoria della "persecuzione a fini politici" del loro idolo da parte delle politicizzate "toghe rosse", i "magistrati comunisti", ecc.

Prima di tutto, signor Alfano, le vorrei far notare che la domanda potrebbe essere posta in ben altro modo. E cioè: "Come mai Berlusconi decise di entrare in politica proprio quando queste indagini stavano cominciando a divenire note al grande pubblico?"

Secondo: nelle sue stesse parole vi è una sorta di risposta. Analizziamo: lei dice "...mai per fatti funzionali alla sua attività politica, ma per fatti che vanno dal 1994 a ritroso". Dalla sua stessa frase si evince come le indagini abbiano riguardato l'attività imprenditoriale e finanziaria del suo boss, e non certo la sfera politica. E si evince come abbiano riguardato fatti ben anteriori al 1994. Perché, se lei avesse il coraggio di essere onesto, ammetterebbe che tali indagini iniziarono ben prima di quell'anno. Il 1994 è semmai l'anno in cui esse son divenute manifeste al pubblico, a seguito della nuova scena politica di Berlusconi e del passaggio in secondo piano delle inchieste su Mani Pulite che dominavano lo spazio sui media fin dal 1992.

Come terzo appunto, le faccio notare, caro pupetto, che non tutte le inchieste su Berlusconi riguardano fatti anteriori al 1994, ma che ve ne sono diverse anche a fatti aventi luogo successivamente a quella data. Fra tutti mi permetta di citarle il processo sulla corruzione dell'avvocato David Mills, oppure le indagini sui fondi neri alla Fininvest (e Mediaset).

Il pupetto si dimentica (se di dimenticanza si tratta...) di citare la lunga sequela di vicende giudiziare che hanno coinvolto Silvio Berlusconi negli ultimi 30 anni, e che possono essere rintracciate fin al lontano 1979, quando la Guardia di Finanza eseguì indagini concernenti l'Edilnord, società nella quale parevano esser state riscontrate innumerevoli irregolarità fiscali.

Come dimenticare poi le indagini concernenti l'iscrizione di Berlusconi alla loggia massonica segreta Propaganda 2 di Licio Gelli, vero e proprio apparato statale parallelo e anti-democratico di cui l'arcoriano era membro fin dal 1978 con la celebre tessera d'iscrizione numero 1816. Le vorrei ricordare come Berlusconi, a tal proposito, abbia mentito e come la Corte d'Appello di Venezia lo abbia ritenuto colpevole di falsa testimonianza per aver negato sia che la sua iscrizione risalisse all'anno citato, sia di aver pagato la quota necessaria per l'ottenimento della tessera. Berlusconi si salvò solo grazie all'amnistia che ormai, nel 1987, anno in cui fu riconosciuto colpevole, copriva tale reato.

Nel 1992 è possibile individuare il nome di Berlusconi in ben due fatti dalla possibile rilevanza penale. Il fratello del premier, Paolo Berlusconi, compare infatti nei fasciscoli d'inchiesta su Mario Chiesa che hanno di fatto aperto lo scandalo di Tangentopoli, in relazione agli appalti della Coge di Parma, alla quale Paolo Berlusconi partecipò. Nello stesso anno, in una celebre intervista a due giornalisti francesi, il giudice Paolo Borsellino cita il nome di Marcello Dell'Utri, vecchio amico e socio d'affari di Berlusconi, in relazione ad indagini in corso sulle connesioni mafiose tra Cosa Nostra e il mondo imprenditoriale Milano in merito al traffico internazionale di stupefacenti. Del resto, non son passati che pochi anni da quando un mafioso, il celeberrimo "eroe" Mangano, trovava lavoro come "stalliere" proprio alle dipendenze di Berlusconi, dopo che questi si era rivolto a Dell'Utri in cerca di "protezione" per i propri figli da presunte minacce di morte e rapimento. La stessa sentenza riguardante il cosiddetto Lodo Mondadori, di cui tanto si è parlato fino a poche settimane fa, trae origini dai fatti illeciti avvenuti nel 1990 nella gara con il gruppo CIR di De Benedetti per l'acquisizione della celebre casa editrice milanese.

L'elenco, signor Alfano, delle indagini che hanno implicato Berlusconi dal 1979 al 1994 potrebbe continuare ancora a lungo e lascerò agli eventuali lettori la libertà di documentarsi in merito. Insomma, questi magistrati, stando alle teorie di cospirazione di voi berlusconiani, sarebbero stati dei veggenti che forse, magari con l'aiuto della Maga Magò, sapevano già dal 1979 che Berlusconi sarebbe entrato in politica. Ah, che sguardo lungimirante ebbero questi comunisti, vero? Un attacco "politico" iniziato vent'anni prima che la persona in oggetto annunciasse la sua "discesa in campo" nel mondo parlamentare, per salvare, come disse, "il paese che amo" dalla malvagia sinistra.

O non è forse più logico, e sensato, supporre che Berlusconi decise il suo ingresso in politica quando il mondo che fino ad allora lo aveva protetto stava cominciando a sgretolarsi? I suoi referenti politici, in primis Bettino Craxi, erano stati spazzati via dalla tempeste di Tangentopoli, mentre le indagini sui misteri delle sue aziende, fra tutte la Fininvest, andavano sempre più concretizzandosi. Ho ancora impresse nella memoria le parole di Indro Montanelli ed Enzo Biagi (celebri "comunisti", vero?) quando dichiararono che lo stesso Berlusconi confidò loro che, se non fosse entrato in politica, sarebbe finito in galera, travolto dai debiti?

Gradirei veramente che il signor Alfano potesse darci la sua opinione in merito, evitando di dire menzogne al pubblico. O, ancora meglio, il pupetto potrebbe farci la cortesia di chiedere a Berlusconi di venire a spiegare tutto ciò agli italiani, dato che ha annunziato la sua intenzione di spiegare a tutti noi il senso della riforma della giustizia che sta cercando di attuare?

Attendo con ansia queste delucidazioni, signor Alfano. E sarebbe giusto che potessero averle tutti quanti gli italiani. Su, avanti, spiegateci: magari a reti unificate, che ne dite?

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