
Parole che risultano difficilmente conciliabili con quelle pronunciate ieri dal cardinal Bagnasco, presidente della CEI, in concerto con la "letterina" inviata da Berlusconi al Papa per dimostrare il suo "sostegno" in un momento in cui il Vaticano è tempestato dallo scandalo della pedofilia che sta interessando mezza Europa. A pochi giorni dal voto per le regionali, il cardinale ha parlato di “linea ormai consolidata” – quella dei “valori non negoziabili” – per distinguere programmi e candidati, oltre gli “schematismi ideologici e mass-mediatici”. Questi valori, afferma Bagnasco, sono: “dignità della persona umana”, “indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale”, “libertà religiosa e libertà educativa e scolastica”, “famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna”.
Traduciamo: no all'aborto, no all'eutanasia, no ai matrimoni omosessuali o ai diritti dei conviventi, no all'insegnamento inter-religioso nelle scuole. “Valori non negoziabili” vuol dire soprattutto imposizione di princìpi senza alcun interesse per la volontà popolare e democratica. Del resto loro hanno la verità e rispetto a questa presunzione il rispetto dei valori e dei principi della democrazia dura finchè si seguono i loro dogmi, dopodichè non ha per loro più senso. Trovo paradossale che si voglia condizionare un momento di libertà democratica quale un elezione popolare sulla base di principi e atteggiamenti che di democratico non hanno proprio nulla. E guai a lamentarsi di questo, si rischia di passare per beceri laicisti. Senza dimenticare la nostra classe politica, sempre pronta a chinare il capo di fronte ai dettami che giungono dall'Oltretevere. Si tratta di dichiarazioni che sono una manna dal cielo per il centro-desta, sempre pronto ad ergersi a difensore dei "valori cristiani", in particolare la Lega Nord, nota esportatrice di tolleranza ed amore cristiano verso il prossimo.
In regioni come il Lazio le dichiarazioni del gonnelluto suonano come un appoggio chiaro alla destra della Polverini contro la radicale Bonino, in Lombardia un assist per Formigoni; contemporaneamente, email vengono fatte circolare dalle parrocchie verso fedeli e promessi sposini, incitanti esplicitamente a non votare "...lo Schieramento avversario, che nega concretamente tali princìpi". Ma, lo ripetiamo, "la Chiesa non fa politica"... Parole che per l'ennesima volta si sono rivelate subdolamente ipocrite, ad ennesima dimostrazione che la Chiesa fa ed influenza la politica.
Non sono qui per dire che il Vaticano non debba dire la sua: anzi, gli riconosco la libertà di esprimersi sui temi che gli stanno più a cuore. Quello che non accetto, e che trovo grave, è l'ipocrisia di cui si ammanta, asserendo delle cose e poi comportandosi in maniera diammetralmente opposta, e l'inaccettabile ingerenza nel periodo pre-elettorale di uno stato laico quale è (o dovrebbe essere) la Repubblica Italiana. In Francia lo capirono molto bene nel lontano 1789, qui da noi c'è da chiedersi se riusciremo a far veramente nostro questo sacrosanto princìpio, possibilmente entro il 2089.
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