E' notte, notte profonda. Oltre la mia finestra non scorgo che tenebre, appena affievolite dalla luce del mio lampadario che si riflette sul vetro. Buio, buio pesto: ma non è una notte tranquilla. Un vento incazzato, questa notte, sta facendo sentire la sua voce possente: soffia ed aumenta d'intensità, tra turbinii e mulinelli. Sembra quasi che sia in corso una lotta, una gazzarra degli elementi naturali. Sento i rami cedere e spezzarsi sotto i colpi impetuosi di Eolo, mentre le cime delle quercie, dall'alto della collina, vengono scosse con furore, le foglie si scatenano come centinaia di violini, suonati all'unisono nel bel mezzo d'un pogo assennato, quasi volessero danzar in sincrono alle melodie che il vento, maestro d'orchestra, va creando con i suoi colpi e la sua energia. E tutto questo furor di natura m'è precluso agli occhi, giacché son le mie orecchie a far da interprete alle lingue sconosciute che là fuori vengono pronunziate.
Tutto qui? Non c'è niente di più? Rimugino su quel che accade fuori, nel mesto giardino... eppur mi chiedo, non posso udir quel avviene dentro il mio essere? Mi ascolto, mi vedo... sento di essere io, io solo nel vento. Cieli sconvolti, gole e foreste, nevi e sabbie in tormenta, praterie deserte e mari in tempesta; ogni cosa si desta, trema, sussurra, geme, sibila, soffre... ogni cosa vive nel vento. Una forza divina fatta di niente, voce dei millenni senza fine: sei te, vento, l'anima del mondo? Nella mia stessa sostanza umana, come il vento veloce, passa quest'anima mia inquieta e si perde lontana, nell'eterna armonia dell'infinito.
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