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martedì 30 marzo 2010

Non resta che incazzarci

Caro Marco, che hai lasciato quel così bello e trolloso messaggio nella shoutbox, eccoti la risposta: nessun pianto, nessuna lacrima. Solo rabbia, una bella dose di incazzatura che non fa mai male. Essì. Ho detto tutto. Dobbiamo incazzarci. Non con Berlusconi, che le incazzature ce le regala gratuitamente ogni giorno; ma con questi imbelli che sono alla guida della Partito Democratico, e con imbelli mi riferisco ai soliti Bersani-D'Alema-Fassino-Franceschini e company.

Perché perdere queste elezioni (perché di sconfitta si è trattato, null'altro) è stata una cosa imbarazzante. Perché, se nel momento in cui questo governo di connardi censura i talk-show politici in televisioni e resta invischiato sempre più nei problemi giudiziari di Berlusconi, trascurando i guai che sta attraversando il Paese (crisi economica, aumento delle disuguaglianze sociali, aumento della disoccupazione, del precariato, paralisi dell’azione governativa, interessi divergenti nella maggioranza, senatori del PDL arrestati per collusione mafiosa, inefficienza di tutti gli apparati pubblici, sprechi vistosi e ignobili, tagli alla ricerca e alle università, strapotere disgustoso della casta e di ogni genere di compromessi, di amici degli amici, ecc), se in un momento di tale evidente incapacità governativa, il maggior partito d'opposizione non riesce ad approfittarne, beh, significa proprio che questa dirigenza è ormai arrivata alla frutta. Marcia.

Già nel 2002 il buon Nanni Moretti si era fatto espressione di questo disagio, fra gli elettori del centro-sinistra, quando fu ricoperto di applausi al grido di "con questi dirigenti non vinceremo mai". Ed era il febbraio 2002: son passati 8 anni, la dirigenza è rimasta la stessa e i fallimenti, anche quelli, si son puntualmente ripetuti. L'unica differenza è che allora erano i DS, oggi è il PD, ma al cambio di denominazione non è seguito un cambio generazionale e dirigenziale capace di condurre il "nuovo" partito verso gli obiettivi che erano stati prefissati. Quindi sia chiaro il messaggio: con questi Bersani, con questi D'Alema, non andremo mai da nessuna parte. Non solo Berluconi restarà al governo, libero di far quel che gli pare, fino al 2012, ma si rischia di ritrovarselo nuovamente al governo anche nei cinque anni successivi. Non possiamo permettere che questo incubo si avveri.

Basta con la politica dei compromessi, e che si dia inizio alla politica che sa alzare la voce, farsi sentire, diventare epressione della volontà popolare, che ridia fiducia a coloro che hanno disertato le urne e che infonda nuovi stimoli in questa società italiana narcotizzata dal sistema monopolistico berlusconiano e dalle pagliacciate di questi saltimbanco del PD.

Lo dimostra pienamente la vicenda di Vendola in Puglia: un politico che sa stare fra la gente e che sa ispirare fiducia negli elettori; guardacaso, osteggiato dal PD, che voleva candidare un certo Boccia, ma la rabbia degli elettori s'è riversata nelle primarie che hanno praticamente costretto il PD ad accettare la sua candidatura alla regione. E, come abbiamo visto, la politica di Vendola è stata premiata dai votanti.

Nel Lazio la Bonino ci ha messo tutta la buona volontà, e ha anche ottenuto, in retrospettiva, un risultato notevole; va tenuto infatti conto che la radicale è stata candidata come scappatoia dal PD, imbarazzato dal caso Marrazzo e che, prontamente, ha abbandonato Emma (non volendo i vertici del partito mettersi contro l'altro grande partito italiano, è cioè la Chiesa Cattolica) costringendola praticamente a far campagna elettorale da sola. Un partito serio non si comporta così. Il PD ha troppo a cuore i suoi dirigenti classici, si dimostra incapace di affrontare la questione morale che le recenti vicende in Puglia e nel Lazio hanno sollevato e, soprattuto, è incapace di farsi portavoce del malessere dei cittadini che desiderano un cambiamento. Inutile quindi, caro Bersani, prendersela con Grillo: la zappa sui piedi ve la siede data da soli, con le vostre scelte scellerate, e con la vostra incapacità di farvi voce per quei cittadini, molti dei quali alla fine vi hanno mandato a quel paese andandosi a godere la bella giornata di sole o votando i grillini.

Continuo a sentir parlare dell'avvicinamento progressivo ed inevitabile con l'UDC e col nuovo movimento rustico di Francesco Rutelli, ma anche qui il PD è in errore: bisogna starsene lontani dai moderati, cambiano bandiera troppo facilmente e vanno e vengono da una sponda all'altra come clandestini nello Stretto di Sicilia; e anche in questo caso gli elettori hanno reso chiara la situazione, andando a votare quanto di meno moderato ci fosse (di nuovo: Lega, IDV, Grillo). I cittadini non premiano chi se ne va Sanremo per "stare tra la gente", ma chi scende nelle fabbriche, nei mercati, nei cantieri, di chi sa ascoltare l'appello dei tanti giovani disoccupati, laureati e non, che non riescono a trovare una rappresentanza in Parlamento che sappia gridare il loro crescente disagio.

A sinistra manca una personalità forte, questo è il problema. Manca un leader, una sorta di "Obama" italiano che sappia tener unite tutte le varie correnti, che sappia trasformare il partito in un vero, grande movimento d'opposizione radicato a livello nazionale che sappia porsi come alternativa di governo all'attuale maggioranza berlusconiana.

Prova a farlo Di Pietro, e con lui l'Italia dei Valori, che riesce ad esprimere quella forza d'opposizione che manca al PD. Tuttavia, sull'ex-pm pesano certi aspetti che gli impediscono di poter essere il rappresentante di questo movimento: pecca decisamente nelle sue capacità oratorie, e diverse cadute di stile occorse negli ultimi anni non pongono a suo favore (come la candidatura di De Luca in Campania).

Il PCI, nei bei tempi adanti, sapeva essere radicato nel territorio; sapeva andare incontro alla gente, far sentire le voci di malessere che provenivano dai campi, dalla fabbriche, dalle industrie. Aveva un'organizzazione, sia a livello nazionale che locale, notevole, ma gli anni '90 hanno progressivamente dissolto e distrutto. Cazzo, nemmeno la Sinistra Giovanile esiste più, che è rimasto? Quali progretti hanno i lor signori?

Nessuno. Per ora, riescono solamente a dire "non abbiamo perso", "incremento significativo", "èp colpa di Grillo che ci ha rubati voti". Ma fatela finita. Fatevi un'esame di coscienza, piuttosto. Trovate l'onestà di riconoscere il vostro ennesimo fallimento, dimettetevi come fanno i leader perdenti in ogni altra democrazia occidentale, e fate spazio a gente giovane, con le idee chiare e soprattutto capace di tar fuori le palle quando serve.

Oggi, paradossalmente, queste cose riesce a farle bene solamente la Lega, e i risultati elettorali stanno lì a dimostrarlo. Il Carroccio nel Nord riesce ad avere una presenza tra i cittadini e a farsi portavoce delle loro esigenze (seppur traducendole in chiave xenofoba e razzista). E attenzione, perché i leghisti hanno avuto una preoccupante ascesa anche in regioni storicamente rosse come Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Lega, IDV e Cinquestelle riescono ad ottenere risultati perché sono i soli partiti che parlano chiaro e riescono a farsi capire (chi più e chi meno, certo). A questo punto, il PD, o da inizio ad una seria disinfestazione interna, allontanando vecchi tarli, scarafaggi corrotti e signori che non sanno tenersi la bottega sigillata di fronte a dei trans, o vada incontro al suo ineluttabile tramonto.

Ma ormai tutto è andato. La sinistra italiana è in uno stato di senilità latente, e le sue ultime speranze di gloria si sono spente nel giugno 1984, con l'addio del compianto Enrico.

Ah, cari Berlinguer, cari Pertini, a voi in questo momento il mio pensiero volgo: perché, se foste ancora qui oggi, nessuno di questi venditori di fumo, né Berlusconi né Bersani, riuscirebbe a mettere un solo piede fuori di casa dalla sola paura di confrontarsi con voi.

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