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martedì 20 aprile 2010

La genesi dell'arte

"L'arte è un frutto che cresce nell'uomo, come un frutto su una pianta, o un bambino nel ventre di madre." (Jean Arp)

Se vi è un aspetto per il quale la specie umana merita di essere salvata, nonostante tutte le sue colpe, questo è certamente l'arte e la capacità umana di esprimere giudizi estetici. L’arte è una metafora della vita, è la rappresentazione in immagini, parole e suoni delle sensazioni che ci premono. Tutti siamo in qualche modo artisti; possiamo essere buoni o cattivi artisti e perciò esiste la buona e la cattiva arte. Ma sia la buona e la cattiva arte meritano il medesimo rispetto, in quanto gioielli del nostro essere umani. Questo è l'arte, un gioiello apparentemente inutile di cui l'uomo s'è adornato, e del quale non saprebbe farne a meno.


Non sapremo mai di preciso dove e quando è nata l'arte: questo è un segreto che rimarrà disperso fra le pagine della storia (o, per meglio dire, della preistoria). E' tuttavia possibile ipotizzare il periodo in cui si manifestarono le prime espressioni artistiche.

Stando ai dati oggi in nostro possesso, la specie Homo sapiens mosse i suoi primi passi su questa Terra circa 200.000 anni fa. Eppure, per un centinaio di migliaia di anni, l'uomo (pur morfologicamente identico a noi) condusse uno stile di vita primitivo e del tutto indistinguibile da quello di altre specie ominidi estinte, come l'Homo erectus o il Neanderthal. La tecnologia litica rimase invariata per generazioni e i progressi furono, nel complesso, scarsi: insomma, erano uomini come noi d'aspetto, ma non di mente. Le nostre capacità di pensiero astratto e di creatività culturale non si erano ancora manifestate nel modo in cui noi le intendiamo oggi. Di conseguenza, possiamo dire che l'arte ancora non esisteva.

Tutto questo cambiò improvvisamente tra 70.000 e 50.000 anni fa, forse a causa di una mutazione genetica. E' quanto sostiene la teoria del cosiddetto "grande passo in avanti" (Great Leap Forward). Secondo questa teoria, 50.000 anni fa avvenne nella specie umana un improvviso passo in avanti nelle sue capacità cognitive: si cominciarono a produrre armi più sofisticate, furono realizzate le prime sculture e i primi graffiti, comparvero i primi oggetti ornamentali per il corpo (orecchini, collane, tatuaggi) e forse iniziarono i primi commerci basati sullo scambio. Tra 70.000 e 50.000 anni fa, inoltre, l'uomo lasciò per la prima volta l'Africa dando inizio alla colonizzazione del mondo, soppiantando le ultime specie ominidi coesistenti (Neanderthal ed Homo erectus) e arrivando, già 40.000 anni fa, ad abitare l'intero continente euroasiatico e l'Oceania, per poi completare questo lunghissimo cammino con l'ingresso dei primi umani nelle Americhe, circa 14.500 anni fa.

Ciò che comparve nell'uomo circa 50.000 anni fa viene definito dalla scienza come modernità comportamentale: il termine riassume certi tratti caratteristici che sono universali all'intera specie umana: linguaggio, religione, musica, mito, cucina, gioco, scherzo e, ovviamente, arte. Siccome questi tratti sono comuni a tutte le popolazioni della Terra, comprese quelle che hanno vissuto maggiormente isolate, gli scienziati ritengono che queste capacità si siano evolute o che abbiano avuto inizio prima che l'uomo migrasse fuori dall'Africa.

C'è anche chi sostiene, filosoficamente parlando, che questo mutamento abbia segnato la perdita dell'innocenza da parte dell'uomo, in una sorta di rielaborazione del mito biblico della Genesi: il peccato originale, la cacciata dal giardino dell'Eden, il momento in cui l'uomo prese per la prima volta coscienza di sé, provando vergogna per le sue nudità e strappando foglie di fico per coprire il proprio corpo. Il momento in cui l'uomo smise di essere animale di natura per divenire domatore della natura.

Esiste anche una teoria contrapposta, la cosiddetta ipotesi continuativa: i suoi assertori sostengono che queste capacità erano già presenti nella specie umana fin dalla sua comparsa, e che si siano evolute parallelamente ai cambiamenti anatomici e genetici. Certi ritrovamenti fatti lungo la costa del Sudafrica, indicanti la pratica della pesca e di comportamenti simbolici da parte di umani risalenti ad almeno 164.000 anni fa sembrano dar credito a questa teoria. Essa sostiene infine che quella che può sembrare come un'improvvisa innovazione, avvenuta 50.000 anni fa, altro non è che il risultato di un maggiore scambio culturale dovuto all'aumento della popolazione umana.

Ma torniamo al tema con il quale ho iniziato questa dissertazione, e cioè la genesi dell'arte e del giudizio estetico nella specie umana. Come abbiamo visto, risulta ancora difficile determinare dove, quando e soprattutto come queste capacità siano emerse nell'Homo sapiens. La mia ricerca si indirizzerà allora verso altri quesiti: quali sono le più antiche espressioni artistiche che l'archeologia ha saputo portare alla luce fino ad oggi? Qual è la più antica rappresentazione astratta di un oggetto, di un animale, di un uomo? Qual è il più antico strumento musicale a noi noto? E ancora, si tratta di caratteristiche uniche della nostra specie o furono espresse anche da altri ominidi a noi imparentati, come ad esempio i Neanderthal? A queste e ad altre domande cercherò di dare risposta con il prossimo articolo.

"L'arte, intendendo il termine per indicare collettivamente pittura, scultura, architettura e musica, è la mediatrice e riconciliatrice di natura e uomo. È dunque il potere di umanizzare la natura, di infondere i pensieri e le passioni dell'uomo in tutto ciò che è l'oggetto della sua contemplazione." (Samuel T. Coleridge)

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