
Uno dei primi articoli con cui il sito di Paglia debuttò sul web, nell'estate del 2005, riguardò la ben nota vicenda dell'oscuramento da parte della Polpost del sito mariuana.it e dell'associato semini.it, con arresto del proprietario con l'accusa di istigazione all'uso di stupefacenti. Da allora Paglia ha sempre fatto sapere la sua posizione antiproibizionistica, denunciando la repressione attuata dalle forze dell'ordine e dal potere esecutivo anche verso chi, non macchiandosi di alcun reato, promuove la cultura della cannabis o mette in vendita semi della stessa pianta.
Era doveroso fare questa premessa, poiché pochi giorni fa un nuovo caso è spuntato fuori, pur non suscitando lo stesso clamore che fece quello di mariuana.it cinque anni fa. Ma veniamo al dunque: il giorno 27 aprile il vicepresidente del consiglio comunale di Vicchio (Firenze), Luigi Bargelli - 35 anni - è stato arrestato e condotto in carcere, nel quale si trova tutt'ora, assieme al politico e imprenditore 32enne Marco Gasparrini. L'accusa? La vendita legale di semi di cannabis, pratica riconosciuta dal diritto italiano e internazionale. Evidentemente non la pensa così il Tribunale di Bolzano, che ha predisposto questi arresti con l'accusa di istigazione, essendo i due personaggi coinvolti titolari del sito internet www.semitalia.it (rivolto appunto alla vendita legale di semi di cannabis), che è stato sottoposto a sequestro preventivo.
Ricordo, in tal proposito, che i semi di cannabis non possono essere considerati come sostanze stupefacenti, vista la legge n. 412/1974, la Convenzione Unica sugli Stupefacenti di New York del 1961 e, da ultimo, la tabella I Decreto Ministero della Salute dell'11 aprile 2006. Per giunta, lo stesso Tribunale di Bolzano aveva riconosciuto la legittimità della vendita di semi in un pronunciamento del febbraio scorso, ottenuto anche con la consulenza legale dell'ADUC, l'Assocazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori.
Ma perché la Procura di Bolzano è arrivata fino in Mugello? L’accusa del pm Markus Mayr (che conduce un’inchiesta coordinata dai carabinieri sulle coltivazioni di piante di marijuana) è quella di istigazione all’uso illecito di sostanze stupefacenti. E che c’entrano Luigi e Marco? I due ragazzi sono soci di un’azienda, la Semitalia per l'appunto, con sede a Borgo San Lorenzo che vende anche semi di canapa on line. Un’azienda nata sette anni fa — di recente i due giovani hanno aperto anche un negozio in San Frediano che vende vestiti e oggetti derivati dalla lavorazione della canapa indiana — regolarmente registrata alla Camera di commercio di Firenze e che in questi anni ha riscosso un buon successo con richieste di spedizione dall’Olanda, dal Sud America. E da Bolzano, dove i carabinieri avrebbero scoperto alcune coltivazioni. Secondo la Procura, il sito internet di Semitalia, oggi oscurato, e la vendita di quei semi, avrebbero incentivato l’utilizzo di sostanze stupefacenti. In Italia come in altri Paesi però la vendita di semi è legale: «Prima di avviare la società — racconta il padre di Marco, Adriano Gasparrini — andarono con tutta la documentazione dai carabinieri dimostrando alla luce del sole quello che facevano».

Ma allora a Bolzano sono tutti impazziti? Risponde l’avvocato difensore Carlo Alberto Zaina: «La vendita di semi non era accompagnata a strumenti idonei alla coltivazione. E il pm di Bolzano si rifà a una sentenza della Cassazione, un giudizio su un sequestro che però contrasta con molte altre sentenze». E allora perché un simile provvedimento nei confronti di due ragazzi incensurati? Bisogna tornare al 18 novembre, quando i carabinieri sequestrano i semi. I due ragazzi vengono denunciati. Su consiglio dell’avvocato «ripuliscono» il sito internet, perché, ammette Zaina, «c’era qualche immagine che poteva essere interpretata male, se non ricordo male, l’immagine delle piante. Ma da qui all’istigazione ce ne passa. Non hanno trovato fertilizzanti, lampade e altro materiale necessario per la coltivazione. E già allora non c’era la circostanza dell’istigazione all’uso di sostanze stupefacenti. Però, per stare sicuri, gli ho suggerito di rendere il sito internet assolutamente incontestabile». Il sito viene chiuso per circa tre mesi. Di fatto, è come se chiudesse il negozio perché è la rete la vetrina della loro attività. Luigi e Marco a marzo riaprono i battenti. Si sentono tranquilli. Passa un mese emezzo e i carabinieri tornano a fargli visita. Questa volta vanno a casa. «Sono arrivati alle 7.30 — racconta la compagna di Luigi che quattro mesi fa ha dato alla luce una bambina — Hanno portato via Luigi e da quel giorno non l’ho più rivisto se non due ore a Sollicciano».
Purtroppo, pur essendo pacifico che i semi di cannabis siano legali, negli ultimi cinque anni la guerra dei proibizionisti alla marijuana è diventata anche guerra alla libertà di espressione. Siccome alcune soggetti comprano semi per coltivare illegalmente cannabis (a questi auguro di tutto cuore di portare a termine tranquilli il giardinaggio e di godersi, senza spacciare, il gustoso raccolto), ecco che il venditore viene a sua volta accusato del reato d'opinione e di istigazione a delinquere. La vendita dei semi è di per sé legale, ma farlo alla luce del sole - specialmente via internet, con una società regolarmente registrata con quell'oggetto sociale, come Semitalia - diventa un reato d'opinione. Una vera assurdità, sia dal punto di vista giuridico che logico. Sarebbe come accusare di istigazione a delinquere un negoziante di mesticheria perché vende coltelli utilizzabili da chiunque per commettere reati. Ricordo inoltre che nel 2006 fu sottoposto ad oscuramento anche il sito marijuana.it, sul quale non avveniva nessun tipo di vendita, ma che semplicemente pubblicava articoli con informazioni di carattere tecnico-scientifico e storico-culturale concernenti la cannabis e il suo uso millenario da parte dell'uomo. Insomma: il passo che porta alla censura, in questi casi, è molto breve e quasi indistinguibile. A questo è ridotta la guerra alla cannabis lanciata dalle istituzioni italiane: a far tacere, persino col carcere, chi anche indirettamente non condivide la strategia proibizionista e repressiva sulla marijuana.
Nel dicembre scorso era stato condannato a 2 anni senza condizionale Matteo Filla, imprenditore incensurato e titolare del sito www.mariuana.it, proprio lo stesso che già era stato arrestato, processato e assolto nel 2005-2007 per le stesse identiche accuse. Purtroppo l'assoluzione non è bastata, son passati due anni e, con le stesse identiche accuse, è stato nuovamente arrestato e infine condannato. Ha un senso tutto ciò? Persone incensurate che finiscono condannate al carcere per queste ridicole accuse, mentre sono quotidiani i casi di persone colpevoli di reati ben più gravi, quali violenze, rapine, sevizie, stupri, rapporti con la criminalità organizzata, che rimangono a piede libero o che escono dal carcere dopo aver scontato pene che definire imbarazzanti è dir poco? A questo siamo arrivati?
Fonti
Corriere fiorentino, 09/05/2010
www.ENJOINT.info, 17/12/2009
www.ADUC.it, 29/04/2010
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