BENVENUTI NEL BISLACCO MONDO DI PAGLIA

Some place where there isn't any trouble.
We must be over the rainbow.

sabato 14 agosto 2010

Vaghe considerazioni agostane

Quest'oggi compio 24 anni e mi ritrovo a scrivere questo mindfuck, la cui stesura ho iniziato ieri sera, senza neanche troppa convinzione e senza neanche una particolare voglia di comunicare qualcosa. C'è però qualcosa di affascinante nel mettersi a scrivere quello che la tua mente ti detta, così di getto, senza necessariamente seguire uno schema logico e senza avere un'idea precisa di quello che vuoi scrivere su questo misero spazio bianco che ho di fronte... questo Notepad aperto, il quale pare invitarmi a tingerlo di lettere e parole, un po' come riempire di persone un'immensa stanza vuota. E si è liberi di scrivere qualsiasi cosa ci passi per la mente, anche la più miserabile, la più cretina, quella più priva di senso, passando improvvisamente da un tema ad un altro, fregandosene della confusione che ciò potrebbe provocare in un eventuale lettore. Lascio un po' sfogare, in parole povere, la mia mente caotica e disorganizzata, dando voce ai flussi di riflessioni che scorrono nei miei fiumi neurali. Quale di queste correnti seguirò? Forse quella che riflette sul film che ho rivisto questa notte (La cosa di John Carpenter) oppure quella vorticosa che conduce agli agitati mari del pensiero politico, reso demoralizzante da tutto quello che sta accadendo in Italia negli ultimi tempi; oppure potrei scegliere di seguire il docile tragitto che sfocia nel mare delle considerazioni metafisiche, facendo poi rotta verso quell'isola kantiana che mai si riesce a raggiungere, ragionando su vita, morte, fede...

Non ho mai saputo se definirmi ateo o agnostico, nel senso letterale dei due termini: tenendo conto che i miei pensieri fluttuano costantemente tra un concetto più simile all'ateismo e un altro più prossimo all'agnosticismo, mi è difficile mettermi un'etichetta con cui presentarmi al mondo. Potrei anche semplicemente dire: sono ateo, pur conservando peraltro dentro di me un fondo istintivo - forse ancestrale - di religiosità, o meglio di confuso esistenzialismo, non legato alle assurde e ridicole fedi abramitiche o più in generale alla stupida venerazione di entità superiori, ma la fede nell'esistenza di un equilibrio universale che lega tutto ciò che esiste, e di cui gli esseri viventi e quindi anche noi umani facciamo parte. Passati i vent'anni, e quindi piuttosto recentemente, si è accentuata prepotentemente quell'angoscia esistenziale che deriva dalla mia stessa natura irrequieta e che in ogni essere umano cresce con gli anni e con le esperienze della vita, stimolandomi ad intensificare sempre più le mie riflessioni sui problemi metafisici, mentre il maggior tempo libero che ho avuto a disposizione negli ultimi mesi mi ha permesso di allargare, sia pure in limiti essenziali, le mie modeste cognizioni nella moderna cultura scientifica e nel campo del pensiero filosofico nonché delle ricerche antropologiche. Ma in un primo momento tutto ciò mi ha sospinto verso ipotesi e conclusioni sempre più demolitrici e negative, fino a farmi arrivare ad una specie di materialismo ateo basato non tanto su convinzioni o certezze quanto su di un deprimente senso di disorientamento e di sfiducia: posizione drammaticamente negativa nella quale, tuttavia, ho cercato sempre di resistere ad un cedimento completo verso un materialismo assoluto e sistematico. E, come accade per molti atei, mi son limitato a rifiutare in blocco ogni illusione, ogni fede, ogni preconcetto e ogni pregiudizio, pur senza arrivare ad una negazione totale e definitiva. Esiste anche un'altra forma di pensiero interessante, che potremmo definire "idea dell'indifferenza": poniamo, tipo, che esista veramente un dio o degli dèi, anche in quel caso perché mai dovrebbero essere venerati? Posso essere benissimo libero di odiarli, di considerarli dei porci, dei maiali, oppure fregarmene completamente... esseri superiori che, se esistono, con tutta probabilità se ne fregano di noi, così come noi ce ne freghiamo di quel che accade a delle formiche.

Son così giunto ad un punto morto in cui sembra diventare di per se stesso senza senso ogni concetto di "altre realtà" ed ogni speculazione metafisica: punto morto che mi è apparso in tutta la sua tragica evidenza ed al quale, tuttavia, la mia coscienza e la mia angoscia esistenziale continuano istintivamente e caparbiamente ad opporsi, anche se in modo del tutto irrazionale. Toccando così il fondo, è rimasto in me, anche se ridotto al minimo, un interiore ed inconscio idealismo, al quale resto disperatamente abbarbicato per una specie di istinto di conservazione del mio "io" sul piano metafisico: come un naufrago che sta per soccombere e si attacca ad un relitto galleggiante, ultima ed unica speranza di salvezza, in un sofferto contrasto con la ragione e con la fredda logica astratta, che continuano a sospingermi verso quell'isola dove forse vi è il nulla, o il tutto, o cose talmente incredibili che non posso nemmeno azzardarmi di immaginare.

E con questo il mio mindfuck si chiude. Vaghe considerazioni agostane, pensieri fluttuanti riuniti e poi dispersi in questo tetro mare di parole.

1 commenti:

  1. Quando l'uomo non è preso da distrazioni,afflizioni e grattacapi nella vita terrena e trova uno sprazzo di tempo per astenersi da essi ,inevitabilmente si pone ,almeno una volta nella vita, il fatidico dilemma su ciò che lo attenderà nell'aldilà .In quanto essere pensante possiede anche una fantasia e un'inventiva senza pari nel resto del mondo animale e ciò l'ha condotto a darsi le più disparate risposte sulle questioni metafisiche che lo attanagliano,in primis quella del motivo per cui esiste.E guarda caso , anche te dopo che hai accantonato le peripezie della mondanità ti sei coercitivamente rifugiato in quelle metafisiche.Il fatto che tu abbia ancora dei dubbi al riguardo,malgrado una lunga ponderazione non è altro che un'ulteriore riprova del fatto che tu sia lontano tanto dalle religioni e dalle fedi quanto dall'univoco e cieco ateismo.Difatti molti atei ritenendo ,fin da principio,che siano loro nella ragione e tutti gli altri nel torto finiscono per assomigliare più ai religiosi piuttosto che al prototipo di non-credente autoimpostasi all'origine,dato che giungono a equiparare la ragione a una fede.Infine l'idea dell'indifferenza che hai citato tu, è lo stesso identico approccio che avevano Epicuro e i Deisti,ovvero quello di porre un ente creatore che si limiti a regolare armonicamente e ordinatamente l'universo("Kosmos "in greco significa appunto ordine)senza intaccare direttamente la vita dei suoi esseri. Credo che questa sia la risposta più razionale e soddisfacente che uno si possa dare ,poiché conferisce una spiegazione pur non cadendo nelle appetitose trappole dell'irrazionalità,dei dogmi ,degli assiomi teologici o non teologici di cui spesso l'uomo è vittima.Tant'è vero che sia la dottrina di Epicuro che quella deista erano intrise di un latente scetticismo e non si lasciarono mai fuorviare e attrarre dalle verità assolute propinate dagli uomini.D'altronde come si potrebbe veramente credere che ciò che ci circonda sia dettato da leggi meccaniche casuali?Perchè la vita sia possibile c'è una probabilità su milioni tra l'unione degli atomi che compongono la materia,senza tener conto delle condizioni da cui essa può scaturire.
    Mi piace come scrivi,ma soprattutto mi piace la tua riflessione su di un argomento ,seppur esplicito e universale mai banale, e penso che tornerò a fare delle capatine sul blog.
    Ti lascio con questa frase di Rivarol"Gli atei sono dei bigotti ribelli" e buon compleanno

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