Anno nero, anno di dolore, anno di sangue questo che ora si chiude.
Tra poco sentirò, dal luogo ove trascorrerò la serata, le liete grida e i canti gioiosi che ne festeggeranno la fine; e non sentirò i lunghi lamenti e i doloranti pianti che altrove continueranno a prevalere.
La morte ha fatto baccano in questo 2010, questo 2010 che ora a sua volta muore. Ella ha ballato bene sul palco, nella sua incantevole maschera, ha ballato senza tregua, senza riposo, per me e per il mondo, dal primo all'ultimo giorno dell'anno, mietendo e sempre mietendo le sue vittime designate. E io, ricordando con orrore quest'anno in cui i più sventurati destini si sono compiuti, non posso esimermi dal guardare con occhio confuso gli avvenimenti e dal chiedermi se nel grembo del male ci sia sempre, anche se impercettibile, un po' di bene.
E se i grandi dolori abbattono o ringagliardiscono, io ancora non so su quale di queste due strade mi avvierò nel prossimo futuro, in questo 2011 che sta per aprirsi.
Ed ora dovrei dare il consuetudinario saluto: buon anno, buon anno!
Augurarsi il bene è... bene; ma quant'è vano attenderselo guardando in aria. Significa cioè: fai che l'anno sia buono, lavora a questo intento, provvedi. Non agire come nell'anno passato, giacché ora toccherà muoversi al comando della necessità.
0 commenti:
Posta un commento